Michele Volpicella

Giuro, più di una volta sono stato tentato di chiamare Federica Sciarelli di “Chi l’ha visto” nel tentativo di conoscere quale sorte ha avuto questo bravissimo e oramai introvabile caratterista. Le ultime notizie me lo danno trasferito in quel di Modugno, ma potrebbe trattarsi di un anonimo, e  comunque non si sa  nulla di  preciso. Bèh, in ogni caso: se sei ancora tra noi (toccati pure, per carità) qua la mano, caro Michele; poiché tu nel mio Purgatorio figuri tra quelle anime elette, situate ai piani (o alle cornici, per dirla col padre Dante) alti, altissimi; direi in prossimità del paradiso. Il Nostro inizia facendo cabaret con Salatino, poi con Ciardo. Si distingue subito come spalla brillante, puntuale, affidabile. La loro sigla di apertura (irresistibile, a dire il vero)  era “Il gallo è morto”, celebre motivo di Walter Valdi del Derby di Milano.

Definibile quindi come vero professionista, che non ha mai deluso alcun partner, e naturalmente assai apprezzato dal pubblico; sulla scia insomma di  quella nobile, quanto sottovalutata ( e sottopagata) schiera di caratteristi  che va da Tiberio Murgia a Mario Carotenuto, Ave Ninchi, Gianni Agus e mille altre indimenticabili quanto discrete presenze del cinema e del teatro italiano. Ricordo di aver visto recitare Michele per la prima volta nel cortile del castello svevo, dove si teneva “Non jè pe sòlde, iè pe le terrìse”, due atti di Franco De Giglio. Le qualità c’erano, era quindi naturale che il Nostro facesse alla svelta carriera. Nella seconda metà degli anni settanta eccolo al Purgatorio nel ruolo di Concetta nel “Cazzarizze” di Cimarrusti-Ingrosso.  Occorre che un attore sia davvero bravo per interpretare una donna. Michele se la cavò in modo superlativo, forse perché da autentico Tombeur de femme qual è, conosce alla perfezione movenze e tic femminili. Bene, anche questo nostro buon amico ebbe la sua brava litigata con Beppe Stucci (che certo, affinò al termine dell’esperienza al nostro teatro discrete doti pugilistiche), vedendosi quindi subito dopo licenziato in tronco. Al suo posto, subentrò una dapprima timida Mariolina De Fano, la quale si dichiarò disponibile  (accidenti, se lo era) a recitare la parte di Concetta, considerando che “così, per caso”aveva imparato le battute. La fuoriuscita di Volpicella e l’entrata di Mariolina fece sì che si componesse Il quartetto storico Pignataro, Ciardo, De Fano, Spadaro.

Pazienza, caro Michele, e sappi che per anni ti ho invidiato l’irresistibile appeal che avevi sul sesso debole. Ma come diavolo facevi? Sei, devo ammettere, la prova scientifica dell’esistenza delle famose “sette bellezze”: ovvero la dote imponderabile di certi uomini, non necessariamente dotati di apollinea bellezza, di cui ancora oggi discettano con cocente nostalgia  esperte  mammane nonché vecchie, inappagate zitelle.