Nicola Traversa

Quando a Bari si ballava il rock and roll. Nicola Traversa può definirsi un ex sessantottino, di quelli che quando li fissi negli occhi è come se ti volessero  far capire che ai tempi loro ne hanno combinato cento e una sporta in fatto di viaggi mistici in India, riunioni politiche di autocoscienza e sfrenate ammucchiate in nome del “making love not war”. E’ stato tra gli storici fondatori dell’Anonima GR assieme alla sorella Carla (di cui parliamo ampiamente nel sito essendo stata anch’essa celeberrima anima del nostro Teatro), Duccio Ceglie, Dante Marmone e Pinuccio Sinisi. La prima occasione che ebbi di saggiarne le qualità, avvenne nel 1976 in occasione di un evento organizzato da Beppe Stucci: “Bedda Compagnì”, una rassegna di teatro popolare all’interno della quale si alternavano moltissimi attori. Devo onestamente ammettere che pur essendo noi gli indiscussi mostri sacri della comicità locale, Mariolina, Spadaro, Ciardo e il sottoscritto avemmo la sorpresa di constatare che l’intensità degli applausi che il pubblico riservava a questo sconosciuto gruppo di giovani era almeno pari rispetto a  quella destinata a noi. Dopo quella prima occasione, rividi il Nostro circa un anno dopo all’interno di una stazione Agip, presso la quale io e Mariolina, che eravamo diretti a Roma per partecipare ad un film,  ci eravamo fermati per un caffè.  Quando ci intravedemmo furono, come dice De Andrè nella canzone, “baci, sorrisi e fiordalisi”: insomma quella sorta di melenso rituale che prelude agli incontri tra gente dello spettacolo, ma che spesso paluda una fitta rete di invidie, gelosie, risentimenti e altri moti dell’animo non propriamente nobili. Non me ne vogliano gli amici della GR, ma notai subito che erano messi piuttosto male in arnese. Quando,  con un po’ di ingenuità,  Mariolina parlò del cachet che la casa di produzione ci accordava per il film, vidi che l’espressione di Sinisi si era tramutata in  quella di un affamato barboncino che si forbisce la lingua alla vista di una succulenta quanto irraggiungibile polpetta. Ma a parte questo, tra noi è sempre sussistita, devo dire, una cordiale amicizia. Negli anni a venire, mi capitò di avere a che fare con Nicola per degli spettacoli estivi. Formidabile suonatore di chitarra, dotato di una buona voce e di un ottima vis comica (memorabile la sua interpretazione del brano ‘Sta Gaetano), risultava duttile e adeguato per moltissimi ruoli. Nel 1996, il mio fido Franco De Giglio volle tentare l’avventura con la “Very Strong Family” di Emanuele De Nicolò. Non è facile rimpiazzare uno del calibro di Franco, ma mi ricordai delle caratteristiche di Nicola e lo chiamai. Con mia grande soddisfazione, si dimostrò subito disponibile a subentrare nella Compagnia. Erano gli anni in cui la Lega Nord mieteva successi elettorali da capogiro e la voce gutturale e strafottente del suo leader rimbombava in tutti i telegiornali, spadroneggiando e intimidendo a tutto spiano. Mi venne in mente di scrivere una pièce dal titolo “Mi dispiace ma non Bossi”, uno spettacolo che ebbe uno straordinario consenso dal pubblico. Dopo quella prima esperienza, seguirono quelle di “Colino Cocò”, “Filecenza”, “U dottor Babbisce”, e molti altri lavori.   In qualche modo è figlio d’arte. Suo padre Mimì era un operaio della Telecom (allora SIP), che aveva una naturale propensione ad esibirsi tra i colleghi durante le pause dal lavoro. Sia Nicola che Carla impararono da lui il gusto per lo schetch. Un ritratto dell’uomo, prima che dell’attore mi vedrebbe elencare per lui doti di uomo onesto, puntuale e del tutto affidabile sul piano morale e professionale. Spulciando nelle pieghe dei suoi difettucci, come è giusto che sia per tutte le nostre anime, parlerei di certi picchi di ansia che a volte il nostro non riesce a controllare. All’inizio lasciava sconcertati tutti noi della Compagnia i generosi beveroni di Brandy che si concedeva qualche attimo prima di calcare le scene. E’ il suo modo di darsi la carica, e né del resto qualcuno di noi l’ha mai visto non dico ubriaco ma neppure brillo in tanti anni. Mi spertico in un ultimo complimento. Nicola ha quella dote rara, peculiare di ogni autentico attore;  non è insomma simile a tante mezze calzette che giungono inavvertiti. Quando il Nostro compare sul palcoscenico  tu lo “senti”.