Lia Deandri

Il cognome di quest’anima esimia richiama immediatamente il più famoso fratello Renzo, attore e capocomico,  con il quale, sia detto subito e senza indugi,  il nostro Teatro non ha avuto però mai nulla a che fare. La Nostra, invece, la incontrai per caso la prima volta in uno sperduto ufficio comunale presso il quale mi ero recato per incombenze burocratiche che non ricordo. Naturalmente, mi colpì il fatto ( ma lo affermo da semplice onesto e disinteressato capocomico, lo giuro) che aveva le “fisiche du role”: alta, bionda, spiritosa; indubbiamente una bella e fascinosa donna. Dopo quel primo incontro ci perdemmo comunque di vista. Dovetti ricordarmi di lei nel 1997. Durante quell’anno, infatti, Maria Pia Mantovani dovette abbandonare la compagnia, per un motivo piuttosto ricorrente nelle Compagnie teatrali: ovvero la necessità di allargare lo stato  di famiglia per donare alla patria un maggior numero di contribuenti. Lia prese il suo posto interpretando egregiamente il ruolo della cameriera Caterina ne “La signora del cannuolo”, un rifacimento di “Colino Cocò”, mio vecchio cavallo di battaglia. La brava Lia, va detto a riprova del suo buon carattere,  si trovò subito a suo agio con tutti, e in particolare con la prima attrice Carla Traversa, nonché con l’attrice giovane Annalena Cardenio. Devo anzi dire, ad onor del vero, che difficilmente mi è capitato una come lei cosi ligia e attenta alle indicazioni del regista. La commedia ebbe un enorme successo, restando  in repertorio per ben due anni di fila. Ma ultimate le repliche, la nuova venuta dovette mettersi da parte, poiché gli altri titoli del cartellone non prevedevano più di due ruoli femminili. L’occasione di riutilizzarla si sarebbe presentata dieci anni dopo, quando nel febbraio del 2007 allestimmo  nuovamente “La signora del cannuolo”. Il ruolo però spettava in quella circostanza a Ileana Pepe, la quale in ogni caso, e per motivi che dir futili è dir poco ( ne parlo diffusamente altrove) lasciò inopinatamente la compagnia appena un paio di settimane dopo. Lia riebbe dunque la possibilità di rientrare. Nel giro di tre o quattro giorni si sciroppò, e con risultati più che lusinghieri, un copione con cui aveva avuto a che fare un decennio addietro. Naturalmente, quando mi si è presentata l’occasione non ho avuto esitazione alcuna nel richiamarla, come fu per Maddalena ne: “Ce razze de chembàgne”. Qua la mano, simpaticissima Lia. Anche nel tuo caso, sono quasi rammaricato di non scovare nemmeno un difettuccio, una mancanza, una defaillance come dicono quegli antipatici dei francesi. Ma uno si può inventare qualcosa che non esiste? Una parola che ti racchiude è “solare”. E che si può pretendere di più da un’anima che racchiude in sé nientedimeno che il sole? Auguri e baci…fraterni.