Claudia Papa

Ve la ricordate quella canzone di Celentano in cui si racconta di un lui che per filarsi una lei, la rimprovera nientedimeno di non  ricordarsi che loro due si erano già conosciuti… allo stadio durante il derby Inter-Milan in mezzo ad altri 100 mila spettatori? Così, il buon Gino Papa, che chiamandomi al cellulare durante  una tranquilla mattina di settembre, si stupiva che non mi ricordassi di lui,  pretendendo che, un semplice: “Ciao Nicola, sono Gino…”  mi facesse immediatamente venire in memoria un compagno di scuola che non vedevo né sentivo da quasi 40 anni.

Dopo i convenevoli, mi pregò di fargli un grosso favore: quello di sottoporre ad un provino sua figlia Claudia. Si tratta di un genere di richieste, ahimé, alle quali un capocomico deve rassegnarsi e che per la maggior parte delle volte si riduce ad una mera perdita di tempo. In verità, sono assai contrario a tale tipo di segnalazioni, poiché spesso creano false aspettative e illusioni. In questo senso ai giovani che vogliono emergere do tre distinti consigli: il primo è quello di lavorare, il secondo è di persistere a lavorare, il terzo è  di lavorare e lavorare. Non esagero, né sfotto: chi vuole sfondare nel mondo dello spettacolo non ha che da seguire questa strada e sperare in un pizzico di fortuna. Raccomandazioni o segnalazioni servono a poco, perché altrimenti si fa la fine patetica di un mio amico balbuziente che si lamenta sempre di non essere stato assunto come speaker alla radio in quando privo di santi in paradiso. Ma a parte questo, devo dire che quando il mio amico mi si presentò in Teatro con la figlia rimasi favorevolmente colpito dal viso di quella vispa ragazzina. Claudia, difatti, ha quello che i francesi chiamano le fisiche du ròle: carina, sguardo vispo, occhi intelligenti e furbi, una buona e sciolta parlantina. Contento di non aver avuto a che fare col solito stoccafisso,  rassicurai padre e figlia che alla prima occasione utile mi sarei utilmente fatto vivo. E difatti l’occasione non tardò ad arrivare, perché in capo a qualche mese mi trovai un ruolo mancante per “U dottor Babbìsce”, commedia per la quale si necessitava di una ragazza colpita da afasia, e dunque costretta a poche e striminzite battute: l’ideale per chi approcciava per   la prima volta le tavole del palcoscenico. Bèh, ad onor del vero ero abbastanza soddisfatto di Claudia, anche se certo non c’è pericolo che il suo nome offuschi un giorno quello di Eleonora Duse. Un giorno, quasi per caso, la sentii che cantava e strabuzzai gli occhi per la sorpresa. Una voce benissimo impostata, frutto di anni e anni di esercizio al Conservatorio, una  dimestichezza con il genere Gospel che strappa applausi.  Stupii  che la Nostra perdesse il suo tempo col teatro, mentre il suo autentico talento risiedeva nelle corde vocali. Pensai allora di utilizzarla per i miei spettacoli estivi, e da allora, in realtà, è nata una collaborazione mica male. In bocca al lupo e che crepi; Cara Claudia, anima a metà sospesa tra recitazione (adesso abbastanza buona) e bel (anzi bellissimo) canto, prevedo per te un “futuro”.