Gianni Ippolito

Ah, è  davvero un piacere discettare di quest’anima illustre e altresì raffinata del nostro Purgatorio. Il buon Ippolito, nevvero,  appartiene  a quella schiera di bravi attori il cui unico difetto consiste nell’essere nati con qualche generazione di ritardo.  Se il Nostro infatti si fosse trovato ad operare negli anni Venti o Trenta avrebbe certamente brillato meglio di luce propria. Non che con questo la sua carriera non sia stata dignitosa, tutt’altro. Nell’ormai lontano 1975. esordì in Teatro nel ruolo di Ualine Mezzannòtte, celebre malandrino dell’ancor più celeberrima farsa scritta da Cimarrusti-Ingrosso, e la cui regia nell’occasione era curata da Michele Amoruso.  Fu una parte, quella di Ualine,  assolta con la sua consueta bravura, ma che certo non rispecchiava appieno quelle che sono (direbbe Goethe) le sue affinità elettive. Dotato di una verve stile anglosassone; brillante, colto, fine dicitore: un autentico gentleman del palco. Personalmente, lo vidi per la prima volta al Locum Club di Bari in occasione della Prima di “Non jè pe solde, jè pe le terrise” un gustoso testo in vernacolo di e con Franco De Giglio. Mi colpì infatti la sua verve, quel modo di recitare moderato e compassato, tanto in contrasto con il berciare dei molti che pur si dicono adepti della nobile arte di Menandro; decisi di tenerlo sott’occhio, per impiegarlo al momento giusto. Impiegato presso l’acquedotto pugliese, come il collega Teodosio Barresi, il nostro Gianni non amava evidentemente  la carriera di travet, dato che quando varcava la soglia del suo ufficio in via Cognetti, si trasformava in un omino triste, scontroso, riservato e funereo come quei tristi personaggi impiegatizi della Russia zarista così magistralmente descritti da Gogol o da Dostoevskij. E quello che gli accadde quando, appunto nella seconda metà degli anni Settanta, l’entrata del “gruppo storico” in Teatro lo costrinse a cercare fortuna altrove. Per sua fortuna, dopo un periodo trascorso tra le odiate scartoffie, cercò e ottenne un buon successo come cabarettista. La sua affabilità e simpatia gli fece guadagnare anche l’attenzione della televisione nazionale, visto che fu contattato da presentatori celebri, tra cui Baudo, Castagna, Costanzo e altri. Nella sua stagione d’oro partecipò a commedie e fiction televisive quali “Complotto di famiglia”, “Casa Castagna”, “Forum”, “In famiglia”, “Un medico in famiglia” e altre cosucce non da poco in cui si distingue sempre come encomiabile caratterista. Nel fatidico 1999, mi venne voglia di fargli interpretare il suo ruolo storico, ovvero “Ualine”, ma non ero certo di trovarlo disponibile, sapendolo perennemente impegnato in tante cosucce. Invece, quando lo contattai comunicandogli la proposta, mi abbracciò con tanta enfasi e contentezza che quasi scambiai la cosa per un’ avance. Scherzo, naturalmente, carissimo Gianni. E non restare chiuso nel tuo castello, ora che mi dicono hai raggiunto l’agognata pensione e non sei più costretto a travestirti da impiegato. E vienici a trovare: nel nostro Purgatorio non ti mancherà mai né un piatto di minestra né un ruolo (brillante e signorile, come solo lo sai fare tu) da maggiordomo.