Giacomino

Per quest’umile ma niente affatto bistrattata anima, non vi parrà eccessivo che si scomodi nientemeno che il misterioso e inquietante Catone uticente. Chi era costui?  Le pallide reminescenze scolastiche me lo  indicano come il portinaio del Purgatorio dantesco; e il riferimento parrà forse eccessivo, ma è giustificato dall’assunto che si discetta di un autentico uomo-porta: una sorta di creatura mitologica metà uomo metà ingresso (e uscita); un Giano bifronte che presiede quale nume tutelare della soglia e degli ingressi  Ciò nondimeno esordisco col dire che di Giacomino so poco, anzi pochissimo, e vi prego di notare che non ho manco apposto il cognome, d’altronde ignoto anche a tutto coloro a cui mi sono rivolto per avere un minimo di profilo biografico. D’altronde, ho conosciuto il Nostro quando ho varcato per la prima volta la soglia del Teatro per assistere ad una commedia di cui a malapena ricordo il titolo, ovvero: “La Comare” . Giacomino fungeva da quello che da noi si usa chiamare “strazzabiglietti”, ossia la Maschera che accompagna lo spettatore al posto assegnato, evitandogli di  brancolare nel buio della sala. Lo faceva, notai subito, con una  solerzia, una  sollecitudine e una cerimoniosità davvero speciali. Protendendo leggermente indietro il ventre adiposo a mò di inchino, il suo viso (che per certi versi ricorda un mister Bean ingrassato) assumeva l’espressione contrita e dignitosa di un ciambellano scaturito da una commedia di Goldoni: la parrucca inamidata, la cipria e il rossetto, la palandrana con nastri e nastrini, il bastone che picchetta la soglia per enunciare ospiti e relativi patronimici e titoli nobiliari. Naturalmente, mi incuriosii e chiedendo notizie sul suo conto mi dissero che faceva l’usciere alla Regione, e che nel tempo libero svolgeva altre mansioni. Ora, non vorrei qui apparire troppo ridondante, ma più di una volta ho sospettato che Giacomino avesse il dono che appartenne al conte di Saint-Germain e di Padre Pio: quello dell’ubiquità. Davvero, non ho mai capito come diavolo facesse a stare contemporaneamente in tanti posti diversi. All’apertura del telegiornale capitava di vederlo aprire la portiera dell’auto al presidente della Regione in visita all’Italsider;  un paio di servizi dopo eccolo lì a stappare le bottiglie delle minerali al convegno di Rocca Cannuccia promosso dalla Confindustria; mentre al termine del notiziario lo si vedeva, con la solita flemma britannica aiutare ad infilare il cappotto all’assessore nella fiera del Levante. A fronte di siffatti arcani, è certo che Giacomino è dotato di un buon carattere. Quando subentrai come gestore del Purgatorio, fu costretto a levare le tende, avendo io una mia personale organizzazione. Il suo licenziamento però mi dispiacque non poco, poiché temetti che se ne avesse a male. Lui però non fece una piega e venne anzi da me per congedarsi, dimostrandomi una cordialità e un’affabilità tanto all’insegna dalla sincerità da  sbalordirmi. Grazie, Giacomino; sei la prova vivente che dietro ogni uomo vi è un mistero.  Ma tu,  a proposito,  chi sei?