Franco Blasi

Oh, codesta trattasi di anima con cui vanto un’ antica frequentazione. Avevo di poco ottenuto il diritto di indossare i calzoni lunghi quando lo conobbi in quella sorta di cenacolo che era l’appartamento in via principe Amedeo della gentilissima di lui madre. L’esima signora Blasi organizzava, cosa davvero bella a quei tempi, dei piccoli ricevimenti per gli amici dei suoi figli., nel corso dei quali, oltre a ballare, si degustavano succulenti manicaretti. Bè, io dico che non ci sono paragoni tra le porcherie che ti servono oggi alle festicciole (vedi pop corn di plastica, patatine all’olio di colza, tramezzini con ripieni di cetriolini di maiolica e olive pietrificate, ecc), e i turgidi spezzatini di carne di cavallo, le dorate sgagliozze attorniate da tenere interiora di agnello, le terrine di orecchiette sulle quali campeggiava la piccola brasciola sapientemente ripiena di prezzemolo e aglio; roba da farti annegare con l’acquolina,  Come dessert, dopo che ci eravamo scapicollati con un cha cha cha o un calypso, trovavamo al tavolo vassoi ricolmi di  golosissimi “jècchie de sànda Lecì o meravigliosi “cazzeuicche” ripieni di marmellata e intrisi di vin cotto, a cui facevano corollario raffinati rosoli a base di alloro, limone, mele cotogne, ecc. Insomma, conobbi il nostro bravo Franco Blasi in tale  contesto gastronomico-danzante.  Oltre alle feste in casa, la nostra comitiva, di cui faceva parte Lino Spadaro e Tonio Surian, si dilettava anche di qualche pokerino, giusto per passare la nottata in quei felici tempi in cui di discoteche, controlli alcolemici, crack e morte tra le lamiere fracassate non si sentiva parlare. Franco, di qualche anno più grande, ti invitava a vedere il suo full, ed era un giovane serio, posato; mai sentito una parola meno che precisa e sensata. Per il suo futuro non aveva dubbi: avrebbe studiato da avvocato, così come fece senza la minima sbavatura o ripensamento. Ecco, per cui mi meravigliai non poco il giorno in cui, per puro caso, vidi il suo faccione stampigliato su una locandina di teatro. Per curiosità, mi peritai di andarlo a vedere, e devo dire la sua recitazione non mi deluse affatto. La vita poi, con i suoi accidenti e  imprevisti, ti fa incrociare le strade. Nel 1998, avevo bisogno di rimpiazzare Franco De Giglio, il quale si era impegnato con la Very Strong Family. La commedia, nella fattispecie, era “Sotto o’ uarve uè Rosette o Internette?”, una sorta di omaggio alla grande rivoluzione informatica che stava per cambiare la vita di noi tutti. Franco assolse il suo compito con bravura e professionalità. Dopo, esaurita la parentesi, è tornato a recitare nella sua Compagnia dell’Abeliano. Ah, davvero bella sarebbe la vita se fosse popolata di anime così perbene come quella del Nostro. Ciao, Franco; ti saluto e ti voglio bene. Solo ti faccio un piccolo appunto. Ma perché non mi inviti più ad un ballo in casa?  Non ti sarai convertito alle “ragazze cubo” o alle happy hours dei pub, spero…